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Abbiamo le carte in regola per iniziare a pretendere, non più suggerire


Giovedì, 17 ottobre 2019
3-4 minuti

Gentile Redazione,
mi permetto di inserirmi nel dibattito intorno ad una (probabile) introduzione della norma che subordina la compensazione dei crediti IRPEF/IRAP/IRES alla presentazione delle relative dichiarazioni.

Il nostro Presidente, correttamente, afferma che “per evitare il rischio di un prestito forzoso, sarà assolutamente necessario garantire la possibilità di presentazione delle dichiarazioni almeno dalla fine del mese di febbraio, come avviene per l’IVA, altrimenti le compensazioni resteranno bloccate fino all’autunno, con effetti evidentemente inaccettabili e dannosi sia per i professionisti che per le imprese”.
Tutto corretto, per carità. Il punto è che si parla del nulla.

Le osservazioni del Presidente Miani (persona perbene, competente e rispettabile, mi preme sottolinearlo) sono corrette quanto utopistiche: non certo per sua volontà. Quello che è successo in questa stagione fiscale dimostra che il Ministero ed il suo braccio operativo (SOGEI e Agenzia delle Entrate) sono impreparati a fornire gli strumenti in tempi utili per un invio anticipato delle dichiarazioni dei redditi.
Non riescono a fornirli nei tempi, figuriamoci se, d’un tratto, riusciranno a fornirli prima. Capite voi che tutto questo è fiabesco.

Mi pare superfluo ricordare a tutti i colleghi che tra aggiornamenti degli operativi, degli ISA e dei moduli di controllo, non abbiamo ancora gli strumenti per un invio (senza pensieri) dei modelli dichiarativi. E siamo a ottobre.
Come è realisticamente possibile che il prossimo anno a febbraio tutti gli applicativi siano pronti, corretti, in versione definitiva ed a disposizione delle software house già dal mese di febbraio?
La risposta è semplice: è impossibile.

Corretta quanto inutile, quindi, l’osservazione di Miani. Il punto è un altro. Il punto è che gli oneri di questa ennesima operazione ricadrebbero solo e soltanto sui nostri studi, con necessità di invii anticipati (e separati) in caso di utilizzo di crediti in compensazione e con tutte le complicazioni ed i carichi di lavoro in più del caso, considerato il periodo in cui ciò dovrebbe avvenire e la sicura incompletezza degli strumenti operativi.

Qualcuno si prende la briga di ricordare all’esecutivo che in questo anno noi professionisti contabili siamo stati alle prese con la più grossa rivoluzione digitale in ambito fiscale dal dopoguerra? O ci siamo già dimenticati che dal 1° gennaio esiste la fatturazione elettronica? Tanto per citare l’ultimo adempimento in ordine di tempo.
L’operazione è da rimandare al mittente, senza se e senza ma.

Abbiamo provato a dialogare, ma mi pare che l’Esecutivo faccia l’esatto contrario di ciò che viene proposto.
Personalmente, sono stufo di non contare niente nelle decisioni del Paese in materia fiscale.
Siamo classe dirigente, siamo professionisti con competenze elevate, siamo i riscossori del 75% delle imposte e tasse per conto terzi, siamo il braccio operativo (non retribuito) di Agenzia Entrate.
Abbiamo tutte le carte in regola per iniziare a pretendere e non più suggerire.
Chi non se la sente, lasci spazio a chi se la sente.


Federico Sarti
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Prato

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