Esiste una sottile tirannia nel modo in cui le istituzioni scelgono le parole. Ci abituiamo a tal punto a certe locuzioni da smettere di analizzarle, interiorizzandole come verità assolute. Eppure, grattando la superficie di questo lessico burocratico e politico, emerge un’intollerabile ipocrisia: il linguaggio viene piegato per colpevolizzare il cittadino o l’impresa, assolvendo lo Stato dalle proprie inefficienze o giustificando le sue pretese. Ecco una riflessione su come quattro esempi della “neolingua” istituzionale ribaltino la realtà dei fatti. Il primo è il paradosso dell’“Abuso di diritto”. In uno Stato di diritto, le regole del gioco sono scritte dal legislatore. Il cittadino e l’imprenditore non hanno il potere di determinare il perimetro della norma, ma solo il dovere (e il diritto) di muoversi al suo interno. Eppure, se un contribuente si muove con troppa efficienza, pur restando nel recinto del lecito, ecco palesarsi l’accusa di “abuso di diritto”. È un ossimoro logico co...
Sanzioni quadro RW: oggi conta quanto a lungo è stato detenuto l’investimento estero, non solo il suo valore finale. La normativa prevede sanzioni dal 3% al 15% (o dal 6% al 30% per Paesi a fiscalità privilegiata) sugli importi non dichiarati, con una sanzione ridotta a 258 euro se la dichiarazione arriva entro 90 giorni dal termine. Il contribuente può definire l’atto di contestazione pagando un terzo della sanzione oppure ricorrere al ravvedimento operoso , calcolato sempre sulla sanzione minima. Il punto centrale riguarda il criterio di calcolo : la sanzione deve essere proporzionata ai giorni di possesso dell’attività finanziaria. Se l’investimento è rimasto invariato tutto l’anno, si considera il valore al termine del periodo. Se invece ci sono stati disinvestimenti e reinvestimenti, si sommano le sanzioni dei singoli periodi, ciascuna ponderata per i giorni di detenzione. Esempio: 300.000 € per 181 giorni → 4.443,01 € 500.000 € per 31 giorni → 1.273,97 € 600.000 € per 153 g...