In legge di bilancio 21 miliardi per il caro-energia, 4 per l’abbattimento del cuneo fiscale
Pur con uno spazio di manovra ridotto, a causa degli impegni economici assunti contro il caro bollette, il Governo non rinuncia alle “tasse piatte”. Nelle legge di bilancio 2023, ha spiegato ieri la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa, “ce ne sono tre”: l’aumento del tetto di reddito per entrare nel regime forfetario al 15%, che passa da 65 mila a 85 mila euro; la flat tax sui redditi incrementali (15% sulla parte di reddito dichiarata in più rispetto al reddito più alto dei tre anni precedenti) fino ad un massimo di 40 mila euro; e l’abbassamento dal 10 al 5% della tassa sui premi di produttività fino a tre mila euro per i lavoratori dipendenti (si veda “Regime forfetario fino a 85.000 euro dal 2023” di oggi).
A ciò si accompagnerà il taglio del cuneo fiscale: 2% in meno per i lavoratori con redditi fino a 35 mila euro (“già previsto e prorogato”), a cui si aggiunge un ulteriore 1% per i redditi fino a 20 mila euro. Una misura che vale “oltre 4 miliardi di euro”.
Viene, inoltre, previsto un azzeramento della contribuzione per chi assume donne e giovani under 36 o percettori di reddito di cittadinanza. La decontribuzione varrà per i nuovi assunti o per la stabilizzazione di chi è già sotto contratto. Per la regolarizzazione del lavoro occasionale e stagionale, si introducono i buoni lavoro fino a un massimo di 10 mila euro nel settore dell’agricoltura, della cura alla persona e dei lavori domestici, mentre viene rinviata di un altro anno, l’entrata in vigore di Plastic e Sugar tax.
Quanto alla tregua fiscale, “abbiamo coperto tutto lo spazio del rapporto tra contribuenti e Fisco, dalle dichiarazioni alle cartelle”, ha spiegato il Viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, aggiungendo che il carico sanzionatorio previsto in Italia, dal 120 al 220%, è “fuori scala rispetto agli altri Paesi europei e internazionali, dove ci si ferma al 60%” (si veda “Tregua fiscale in arrivo ma con solo stralcio delle sanzioni” di oggi).
Per questo, vengono previste sanzioni ridotte per mettersi in regola, con aliquote differenziate a seconda che il debito sia stato esposto o meno in dichiarazione. Per debiti fiscali dichiarati e non pagati (fino alla dichiarazione 2021), si potrà versare con una sanzione ridotta del 3%, rateizzando l’importo fino a 5 anni. Se, invece, il debito era stato omesso, si dovrà pagare tutto l’importo con una sanzione del 5% in un lasso temporale di due anni al massimo.
Nel caso in cui sia già arrivato l’avviso di accertamento, “la regola – ha continuato Leo – rimane quella di pagare tutta l’imposta, ma hai due possibilità: l’acquiescenza, con riduzione delle sanzioni, o ti siedi al tavolo con l’Agenzia e, sulla base del contraddittorio, puoi arrivare anche a un’imposta più bassa, con sanzione al 5% e dilazione lunga”.
Infine, il caso in cui sia già in piedi un contenzioso. Anche qui due opzioni: conciliazione giudiziale, in cui si definisce la pretesa con sanzioni al 5% e rateizzazione in 5 anni oppure si tiene conto della pronuncia già intervenuta (ancorché non definitiva) e sulla base di quella si paga una percentuale del dovuto. Tutto ciò non riguarderà le cartelle sotto i mille euro e datate ante 2015, che verranno eliminate, perché, ha sottolineato Meloni, “è più costosa la riscossione che la cancellazione”.
La manovra impegna il Governo per 35 miliardi di euro, 21 dei quali per il caro energia. Per le imprese energivore, il credito d’imposta sulla parte eccedente dei costi registrati nel corso dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente passa dal 40 al 45%; per quelle non energivore l’aumento è dal 30 al 35%. Tale misura vale 9 miliardi. Altrettanti ne serviranno per ampliare la platea delle famiglie beneficiarie delle bollette calmierate: il reddito ISEE massimo per poterne usufruire passa da 12 a 15 mila euro. Altri 500 milioni servono per l’eliminazione degli oneri impropri sulle bollette. Una parte di questi fondi (2,5 miliardi) viene recuperata con l’aumento dell’aliquota (dal 25% al 35%) sugli extraprofitti delle aziende produttrici di energia.
Quanto alle pensioni, si introduce quota 103 (62 anni più 41 di contributi), ma fino a maturazione dei requisiti (ovvero fino ai 67) non si potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima. Verranno rivalutate tutte le pensioni, seppur con una percentuale diversa: 120% per le minime; 100% per tutte quelle fino a 2 mila euro con una diminuzione progressiva fino al 35% di indicizzazione per quelle che superano di 10 volte il trattamento minimo (si veda “Opzione donna a modulazione familiare” di oggi).
Confermato, inoltre, l’intervento sul reddito di cittadinanza. Il periodo transitorio per “chi può lavorare” scade alla fine del 2023, ma già nel prossimo anno verrà percepito per un massimo di 8 mensilità, decadendo al rifiuto della prima offerta di lavoro.
Nella manovra ci sarà un miliardo e mezzo anche per le famiglie con figli. Assegno unico aumentato del 50% a tutti per il primo anno di vita del bambino, per tre anni per la famiglie che hanno 3 o più figli (si veda “Aumento della metà dell’assegno unico per il primo anno di vita del bambino” di oggi). L’IVA sui prodotti per la prima infanzia passa al 5% e in più si prevede un mese di congedo parentale in più pagato all’80% anziché al 30%, utilizzabile fino al sesto anno di vita del bambino. “Un piccolo salvadanaio del tempo – ha spiegato Meloni – che le madri possono mettere da parte e utilizzare nelle situazioni di difficoltà”.