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Nuovo Registro revisori, semplificazioni e spending review «all’italiana»

Sono passati poco più di 8 mesi da quando il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili consegnava ufficialmente il Registro
dei revisori legali al Ministero dell’Economia. Era il 14 novembre 2012 e quella cerimonia, ponendo fine alla gestione di Registro Revisori Legali srl,
società unipersonale del CNDCEC, apriva, di fatto, l’era Consip, società interamente partecipata dal MEF, a cui veniva affidata la gestione del
“nuovo” Registro, disciplinato dal DLgs. 39/2010 e relativi regolamenti attuativi (DM 144/2012, 145/2012, 146/2012 in vigore dal 13 settembre
scorso).
Un nuovo corso che, sin da subito, non ha mancato di suscitare perplessità. In precedenti interventi, Eutekne.info si è occupato della mole di nuove
informazioni che gli iscritti sono obbligati a comunicare e dei tanti dubbi interpretativi che neanche i successivi provvedimenti (in ultimo la determina
del Ragioniere generale dello Stato del 21 giugno) sono riusciti a dirimere. A tale quadro, che disegna, ancora una volta, una classica “semplificazione
all’italiana”, si aggiungono i problemi di carattere tecnico-amministrativo.
Stando alle tante segnalazioni ricevute (tra tutte, si veda l’ultima, pubblicata oggi, “Comunicazione al Registro revisori senza eccezioni per i
sindaci”), le procedure telematiche per la comunicazione dei dati e l’aggiornamento della posizione degli iscritti producono più di una complicazione,
soprattutto in considerazione del fatto che moltissimi dati erano già stati comunicati alla società del CNDCEC.
Insomma, negli ultimi mesi si è registrato un deficit in termini di gestione e organizzazione e ci si chiede se questo dipenda da Consip, che, tra
l’altro, dovrebbe essere una “Centrale d’acquisto”, oppure dal Consiglio nazionale dei commercialisti che, al momento del passaggio di consegne,
non avrebbe fornito tutto il materiale in suo possesso, rendendo così necessarie nuove richieste.
La storia inizia all’indomani della missiva del 21 marzo 2012, con cui la Ragioneria generale dello Stato comunicava di voler togliere la gestione del
Registro al CNDCEC e affidarla alla Consip. I rappresentanti del Consiglio nazionale sollevano la questione relativa ai 17 dipendenti della società che
lo stesso CNDCEC, su indicazione del Ministero, aveva creato ad hoc proprio per la gestione del Registro. Dopo diversi mesi di schermaglie verbali, il
MEF si impegna (senza, però, garanzie scritte) ad assumere subito più del 50% dei dipendenti e, nei mesi successivi, la restante parte. Sulla base di
questi accordi, si arriva alla cerimonia di consegna del Registro, preceduta, qualche ora prima, dal controllo che il MEF (accompagnato dalla Guardia di
Finanza) decideva di fare per appurare la veridicità dei dati.
Il 14 novembre, dunque, il CNDCEC consegna tutto il database al MEF, compreso l’archivio cartaceo che i commercialisti avevano conservato in un
magazzino esterno alla sede di piazza Repubblica (il MEF subentrerà al contratto di locazione il 1° gennaio 2013). In realtà, quindi, la nuova società
che si occupa del Registro avrebbe tutti i dati necessari per poter operare. La gestione di Consip, che, come da accordi, assume 9 dei 17
dipendenti della vecchia società, parte subito dopo il passaggio di consegne ma, come detto, si rivela difficile. Per rendere più agevole il compito,
che probabilmente non presumevano così gravoso, Consip e Ragioneria generale decidono di inviare al CNDCEC delle missive con cui avrebbero
chiesto di consegnare loro anche la precedente organizzazione del lavoro: files, cartelle e archivi personalizzati che i singoli dipendenti degli uffici si
erano creati per facilitarsi la gestione operativa del Registro.
In pratica, quello che avrebbero richiesto è il know how della società, che il CNDCEC si dice disposto a consegnare al momento dell’assunzione dei
restanti 8 dipendenti della società. Assunzione che, ad oggi, non è ancora avvenuta. E così, tanto i Rappresentanti del vecchio Consiglio nazionale,
quanto i due Commissari straordinari (Leccisi avrebbe risposto formalmente, mentre Laurini è stato contattato solo per le vie brevi) si sarebbero
trovati a sostenere la medesima posizione: seppur imposta per legge, si tratta di una cessione d’azienda, quindi, bisogna rilevare tutto, a partire
dai dipendenti.
Argomentazioni non condivise dal MEF che, in assenza di una risposta diretta (che pure, come Eutekne.info, abbiamo più volte sollecitato),
sembrerebbe aver preferito inserire nella struttura 8 dirigenti della Ragioneria generale e altre figure professionali con contratti di lavoro interinale.
Gli 8 dipendenti della Registro srl, invece, sono ancora al loro posto (attualmente impegnati a fare da assistenza a Ordini e iscritti in materia di
revisione), e tra questi c’è anche l’ex capo ufficio.
Così, secondo alcuni, il passaggio dal CNDCEC a Consip sarebbe stato poco più di un’espropriazione, che diventerebbe “epurazione” se si fa
riferimento alla Commissione centrale per la revisione legale. Quella precedente, nominata dal Ministero della Giustizia per il quadriennio 2010-2014
(quindi, decaduta prima della naturale scadenza), era presieduta da Mario Turturici, commercialista, e formata da 12 componenti effettivi e 9
supplenti, di cui 4 (2 effettivi e 2 supplenti) nominati su proposta del CNDCEC. Nella Commissione nominata dal MEF lo scorso 30 gennaio, invece,
non c’è traccia di componenti proposti dai commercialisti.
Vale la pena ricordare che il MEF, rispetto a quanto precedentemente disposto dal Ministero della Giustizia, ha deciso di ridurre i membri totali della
Commissione, passati da 21 a 13 unità. In compenso, però, sono state completamente rivisitate le modalità di pagamento. Fino allo scorso anno, i
componenti della Commissione (equiparati ai membri delle commissioni giudicatrici degli esami di Stato) ricevevano 1,29 centesimi di euro per ogni
4 pratiche esaminate, più un compenso lordo di 413,16 euro, come una tantum per l’intero mandato. I membri della nuova Commissione, invece,
stando al recente decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 18 luglio, riceveranno 250 euro per ogni gettone di presenza, a prescindere dal
numero di pratiche esaminate.
Chiamasi spending review, anch’essa, ovviamente, rigorosamente all’italiana.

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