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Più tasse per le banche, meno per 500.000 minimi, uguali per tutti gli altri


/ Enrico ZANETTI Mercoledì, 17 ottobre 2018
4-6 minuti

Oltre cinque miliardi di euro (5,6) di tasse in più per banche e assicurazioni; pari e patta per le imprese in forma di società di capitali (srl e spa); 3,9 miliardi di tasse in meno per le 500.000 piccole partite IVA individuali con fatturato compreso tra 30.000 e 65.000 euro, che però si accompagna a 4,4 miliardi di tasse in più di quelle che potevano essere per tutte le altre partite IVA individuali e società di persone, per effetto del contestuale definitivo abbandono dell’IRI.
Questo il quadro su base triennale (2019-2020) che emerge per il “comparto produttivo privato” nel suo complesso (dai “minimi” alle banche) dal Draft Budgetary Plan diramato dal Governo nella giornata di ieri.

In particolare, per banche e assicurazioni la consistente stretta fiscale deriva da un mix di interventi che comprendono in particolare la revisione delle regole che sovraintendono alla deducibilità degli interessi passivi e delle svalutazioni e perdite su crediti.

Per quanto riguarda il comparto delle 1,2 milioni di “imprese in forma di società di capitali”, la partita è pari e patta perché l’introduzione degli incentivi che abbattono al 15% l’aliquota IRES sulla parte di reddito corrispondente agli utili reinvestiti rappresenta dal punto di vista finanziario una partita di giro della contestuale abolizione dell’ACE, ossia dell’agevolazione che riduceva a zero l’aliquota IRES sul reddito corrispondente al rendimento nozionale degli aumenti di patrimonio netto effettuati mediante reinvestimento di utili e nuovi apporti: per questa “sostituzione” il Draft del Governo stima effetti addirittura positivi per le casse dello Stato nel 2019 e 2020 per complessivi 0,6 miliardi e positivi invece per le imprese nel 2021 per 0,4 miliardi.

Per quanto riguarda il comparto dei 3,7 milioni di partite IVA individuali e delle 850 mila società di persone e associazioni professionali, la manovra si porta via i 4,4 miliardi già stanziati per l’IRI (che avrebbero consentito a partire dall’anno prossimo di pagare la flat tax del 24% sugli utili non distribuiti ai soci e lasciati in società, invece che le più onerose aliquote progressive IRPEF in capo ai 2,2 milioni di soci) e ne usa 3,9 per concentrarli sulle circa 500 mila partite IVA individuali con fatturato compreso tra 30.000 e 65.000 euro che costituiscono la platea di potenziali beneficiari dell’allargamento del regime forfetario con flat tax al 15%, da cui possono derivare risparmi fiscali anche nell’ordine di 10 mila euro su base annua.

Per il resto, sul versante fiscale la manovra conferma assetti precedenti (sterilizzazione aumenti IVA e proroghe di super-ammortamenti, iper-ammortamenti ed ecobonus) e, sempre su base triennale 2019-2021, mette a bilancio previsioni di maggiori entrate da rafforzamento “fatturazione elettronica – corrispettivi telematici” per 3,4 miliardi e da sanatorie varie (rottamazioni e condono) per 3,1 miliardi.

Confermato il ricorso al deficit crescente

In un quadro finanziario-fiscale che cambia significativamente in peggio per banche e assicurazioni, cambia significativamente in meglio per alcune centinaia di migliaia di partite IVA individuali con fatturato compreso tra 30.000 e 65.000 euro e resta significativamente identico per tutte le altre partite IVA individuali, società di persone, società di capitali, ma anche per gli oltre 30 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati con reddito superiore a 9.360 euro (al netto dei 500 mila maggiori pensionamenti annunciati dal Governo per effetto di “quota 100”), il Draft del Governo conferma anche quanto era stato anticipato su Eutekne.Info nei giorni scorsi (si veda “Sul 2019 manovra da 37 miliardi in deficit per 22” dell’11 ottobre), ossia che, per fare tutto questo, il ricorso al deficit già significativo nel 2019 (circa 22 miliardi) non diminuisce, bensì cresce ulteriormente nei due successivi anni (26,8 miliardi nel 2020, 25,7 miliardi nel 2021), in un contesto in cui restano ancora da disinnescare 13,6 miliardi di clausole IVA sul 2020 e 15,6 miliardi nel 2021.

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