/ Savino GALLO Venerdì, 28 giugno 2019
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Dopo gli ultimi mesi, caratterizzati da un crescente malcontento per lo scarso ascolto da parte delle politica, il decreto crescita potrebbe segnare un’inversione di tendenza, “un primo segnale concreto di un approccio più attento della politica alle istanze della categoria”. L’auspicio è quello di Massimo Miani, Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, che con un comunicato stampa ha salutato con “estremo favore” l’approvazione definitiva, avvenuta ieri, del Ddl. n. 1354, di conversione in legge del decreto crescita (DL 30 aprile 2019 n. 34).
In quel provvedimento, infatti, “sono state finalmente recepite alcune proposte di semplificazione fiscale che il Consiglio Nazionale ha da tempo formulato nelle varie sedi istituzionali”. Anche in questo caso, però, il numero uno dei commercialisti italiani ha voluto sottolineare che si tratta “soltanto di un primo passo” e che “c’è ancora tanta strada da percorrere sulla rotta della semplificazione, come purtroppo testimoniano le recenti vicende relative agli ISA”.
Si ricorda che nel decreto appena convertito è confluita la proposta di legge sulle semplificazioni fiscali a cui per mesi ha lavorato la Commissione Finanze della Camera, attraverso un percorso che ha visto anche l’interlocuzione preventiva con i commercialisti.
Questo ha consentito al Consiglio nazionale di avanzare delle proposte, alcune delle quali inserite in quella proposta di legge. Tra queste, Miani segnala “la possibilità per i professionisti di rilasciare ai propri clienti un impegno unico pluriennale per tutti gli adempimenti dichiarativi e comunicativi da effettuare per loro conto, che può essere contenuto anche nello stesso mandato professionale”.
Oppure, in materia di IVA, “la possibilità di assorbire la comunicazione delle liquidazioni periodiche del quarto trimestre dell’anno nella dichiarazione annuale da presentarsi, in tal caso, entro febbraio dell’anno successivo”. Positivi, secondo il CNDCEC, anche “l’eliminazione dell’obbligo di indicazione nella dichiarazione annuale dei dati relativi alle lettere di intento degli esportatori abituali” e “il prolungamento da dieci a dodici giorni del termine di emissione delle fatture rispetto alla data di effettuazione dell’operazione”.
Nel comunicato vengono ricordate anche altre misure di semplificazione e razionalizzazione del sistema tributario quali “l’eliminazione degli obblighi informativi a carico dei forfetari, laddove riferiti a dati già in possesso dell’Amministrazione finanziaria, la soppressione dell’obbligo di comunicazione delle proroghe ai fini della cedolare secca sugli affitti, e la facoltà di tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi elettronici”.
Il CNDCEC rivendica, inoltre, la proposta che impone agli enti locali di inviare al MEF in formato elettronico le delibere relative alle entrate tributarie, in modo da consentire il prelievo automatizzato delle informazioni utili per il pagamento dei tributi, l’anticipazione del momento di non imponibilità dei canoni di locazione non percepiti su immobili ad uso abitativo e il progressivo incremento della deducibilità IMU dalle imposte sui redditi dal 50% nel 2019 fino al 100% dal 2023 in poi.
Ma le richieste accolte non si sono fermate al solo ambito delle semplificazioni. In questo senso, Miani ricorda la riapertura al 31 luglio dei termini per aderire alla rottamazione-ter e al saldo e stralcio, “oltremodo necessaria in seguito ai gravi disservizi verificatisi a fine aprile in talune regioni, nonché di estensione delle definizioni agevolate alle entrate regionali e degli enti locali”.
Infine, lo spostamento al 30 settembre della scadenza per il pagamento delle imposte per i contribuenti soggetti ai nuovi indici di affidabilità fiscale. Una richiesta oggetto di due distinte lettere inviate prima al Ministro Tria e poi a Premier Conte, a cui si aggiungeva la proposta di rendere facoltativi i nuovi ISA per l’anno in corso. Accolta la prima, i commercialisti continuano a sperare che, visti i problemi che ancora oggi si riscontrano, il Governo possa fare propria anche la seconda.