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Il nuovo credito per sanificare gli ambienti di lavoro

Il nuovo credito per sanificare gli ambienti di lavoro - Fisco 7
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Le aziende che provvederanno alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro potranno usufruire del c.d. bonus sanificazione, introdotto dal Decreto Legge del 17 marzo 2020, n. 18, che tutti conosciamo come Cura Italia. Chiariamo meglio in cosa consiste il bonus sanificazione.

L’articolo 64 del sopra citato Decreto sancisce che verrà riconosciuto nella dichiarazione dei redditi 2021 un credito d’imposta per un importo pari al 50% delle spese sostenute, fino ad un massimo di 20.000 euro agli esercenti attività d’impresa, arte o professione, che investiranno nella pulizia profonda dei luoghi in cui loro stessi e i propri dipendenti svolgono l’attività lavorativa, e di tutti gli strumenti presenti (scrivanie, sedie, tastiere, mouse e così via).

Nel Decreto è stato esplicitato che il credito sarà erogato fino all’esaurimento della somma di 50 milioni di euro stanziati per l’anno 2020.

Si dovrà in ogni caso attendere la legge di conversione, che dovrà essere emanata entro il 17 aprile e che stabilirà i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del sopra menzionato credito d’imposta.

Si sottolinea che il 14 marzo 2020, solo qualche giorno prima dell’approvazione del Decreto Cura Italia, i rappresentati di categoria e i sindacati hanno sottoscritto il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Il documento, redatto su invito dei principali organi ministeriali, ha posto un vincolo alla prosecuzione delle attività produttive: la presenza di condizioni che assicurassero ai lavoratori adeguati livelli di protezione.

Ma come capire se le azioni intraprese dai datori di lavoro sono adeguate? Il protocollo ha standardizzato in 13 punti le misure di precauzione al fine di ridurre il rischio di contagio. Il punto 4, in particolare, sancisce che «l’azienda deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago; nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si deve procedere alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione; occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi; l’azienda in ottemperanza alle indicazioni del Ministero della Salute secondo le modalità ritenute più opportune, può organizzare interventi particolari/periodici di pulizia ricorrendo agli ammortizzatori sociali (anche in deroga)».

Il bonus per la sanificazione dei locali e degli strumenti di lavoro è solo una delle misure economiche che il Governo ha messo in atto per aiutare le aziende in questo momento di difficoltà.

Nel decreto Cura Italia approvato dal Consiglio dei Ministri sono infatti stati stanziati 25 miliardi di euro di risorse che potranno attivare un effetto leva complessivo di 350 miliardi di euro per rilanciare l’economia e sostenere le imprese e i lavoratori, dipendenti, autonomi e professionisti, nonché i settori produttivi del Paese coinvolti dall’emergenza Covid-19.

Il tessuto economico italiano, già messo in crisi dalla pandemia causata dal Coronavirus, ha ora subito un’ulteriore stretta. Nella notte di sabato 21 marzo 2020, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in diretta Facebook, ha annunciato il lockdown di moltissime attività produttive, escluse quelle ritenute “essenziali”, fino al 3 aprile 2020. Tale annuncio si è concretizzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 22 marzo 2020, che contiene l’elenco delle attività, identificate mezzo codice ATECO, che possono continuare a produrre, sempre nel rispetto delle condizioni previste dai precedenti Decreti.

Aspettiamoci quindi ulteriori sviluppi normativi. L’Italia ha sicuramente imparato che il COVID-19 non permette previsioni certe.

Alessandra Bortolin – Centro Studi CGN

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