/ Savino GALLO
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Da 30 a 60 euro per l’assistenza nella richiesta delle indennità di 600 euro prevista dal decreto “Cura Italia”; da 250 a 500 euro per le richieste di cassa integrazione; fino a un massimo di 600 euro per la prima assistenza sulla richiesta di finanziamenti agli istituti di credito, sfruttando le garanzie statali previste dal decreto liquidità.
Con l’aggiornamento del proprio prontuario sugli onorari consigliati per il 2020, pubblicato nei giorni scorsi, l’ANC prova a dare una risposta alle tante domande che, soprattutto sui canali social dedicati alla categoria, si stanno ponendo in merito al compenso da chiedere ai propri clienti per i nuovi adempimenti legati a questa fase di emergenza.
Il documento, che contempla tutte le possibili attività che possono essere demandate al commercialista, è solo un suggerimento dei compensi che potrebbero essere previsti e pattuiti con il cliente. L’entità degli stessi, dunque, rimane soggettiva e oggetto di contrattazione al momento del conferimento del mandato, quando il professionista dovrà comunicare al cliente la complessità dell’incarico che è chiamato a svolgere.
Pur non essendo in alcun modo parificabile a una nuova tariffa professionale, il prontuario rimane, però, un riferimento utile per i commercialisti quando c’è da definire il preventivo da presentare al cliente. A maggior ragione quando si parla di adempimenti nuovi, come nel caso della richiesta di indennità da 600 euro prevista dal decreto “Cura Italia” a favore di artigiani, commercianti e iscritti alla gestione separata INPS.
Si ricorda che, nonostante l’iniziale apertura del Presidente dell’INPS Tridico, né i commercialisti né i consulenti del lavoro sono stati autorizzati a lavorare tali pratiche per conto dei clienti. Gli unici enti deputati a inviare le richieste di indennità sono i patronati ma, nonostante ciò, “molti clienti – spiega Marco Cuchel, Presidente dell’ANC – si sono comunque rivolti a noi per farsi aiutare”. Per questo, nel prontuario sugli onorari consigliati si è voluto inserire un compenso di massima anche per questo tipo di adempimento: “Abbiamo creduto che la forbice tra 30 e 60 euro fosse quella corretta – aggiunge Cuchel –. Fermo restando che, in tanti casi, conoscendo bene la situazione di difficoltà del soggetto che ci trovavamo di fronte, l’assistenza l’abbiamo offerta in modo completamente gratuito”.
Ma anche a voler considerare che un compenso sia stato richiesto, i 60 euro (come cifra massima) indicati dall’ANC, sono comunque molto distanti dalle cifre di cui si parlava qualche giorno fa nel programma televisivo “Stasera Italia weekend”. In quella sede, il giornalista Gianni Riotta sostenne che, dei 600 euro erogati dall’INPS, 450 sarebbero finiti al commercialista: “Chiedere cifre del genere – commenta il Presidente dell’ANC –, in un momento così disperato, sarebbe sciacallaggio. Nessuno si sognerebbe mai di domandare un compenso simile, per questioni di etica personale e deontologia professionale”.
Quanto, invece, alle richieste di cassa integrazione, si va da un minimo di 250 a un massimo di 500 euro. “Abbiamo lasciato una forbice abbastanza ampia – aggiunge Cuchel – ma ciò non toglie che si possa andare sotto o sopra quei parametri. Pensiamo al caso di un’impresa che richiede la Cassa integrazione per un solo dipendente. Tutto dipende dalla complessità della pratica”.
Stesso discorso per ciò che riguarda le richieste di finanziamento agli istituti di credito, sfruttando le garanzie previste dal decreto liquidità. In questo caso, il prontuario consiglia un compenso compreso tra i 200 e i 600 euro, specificando, però, che per le pratiche più complesse la trattativa dovrà essere concordata singolarmente.
Tutti gli altri onorari, relativi a tenuta della contabilità, predisposizione dei bilanci, amministrazione del personale, dichiarazioni fiscali e assistenza in contenzioso, ricalcano quelli degli anni precedenti. Come detto, ogni professionista è libero di tenerne conto o meno, ma l’ANC consiglia una maggiorazione massima del 12,5%, fino a un importo di 2.500 euro per ogni parcella.