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Dpcm 18 ottobre: assemblee condominiali consentite o vietate?


Quotidiano Del Condominio

Nuovo Dpcm e assemblee condominiali: che cosa deve fare l’amministratore?

    19 ottobre 2020

[A cura di: Gianluca Palladino] Condominio: assente. Così come quelli precedenti, anche il nuovo Dpcm – annunciato nella serata di domenica 18 ottobre dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore fino al 13 novembre (a meno di ulteriori aggiornamenti e modifiche in caso di incremento della curva epidemiologica) non reca alcuno specifico riferimento alle assemblee condominiali, che, dunque, non è chiaro se possano o meno essere convocate in presenza.

L’unico passaggio del decreto lontanamente assimilabile alla casistica condominiale è, infatti, quello riportato all’articolo 1, comma 5, che recita come segue: “5) dopo la lettera n) è aggiunta la seguente: «n-bis) sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza».
CHE COSA SI SA OGGI

Fatta salva l’assurdità di dover – ancora oggi – fare riferimento a materie terze rispetto a quella condominiale per cercare di interpretare se le assemblee di condominio in presenza siano autorizzate o vietate, dal combinato disposto dei due ultimi Dpcm (13 ottobre e 18 ottobre) si evince quanto segue:

            gli spettacoli in luoghi chiusi sono limitati a un massimo di 200 spettatori;
             restano sospesi gli eventi che implicano assembramenti in spazi chiusi quando non è possibile assicurare le condizioni di distanza interpersonale, sanificazione e capienza massima;
             sono vietate le feste nei luoghi al chiuso
             le feste conseguenti a cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di 30 persone
             nelle abitazioni private è fortemente raccomandato di ricevere non più di 6 persone non conviventi
             le attività convegnistiche sono sospese
             è “fortemente raccomandato” svolgere le riunioni private in modalità a distanza.

Che cosa deve fare l’amministratore?

Sulla scia di quanto sopra, e tanto più alla luce dei dati di diffusione dell’epidemia, si può ritenere che la convocazione di un’assemblea di condominio in presenza, seppur non esplicitamente vietata, non sia comunque consigliabile.E d’altra parte, almeno sul versante dell’approvazione dei rendiconti, l’amministratore può ora godere del salvacondotto assicurato dalla legge 126/2020 di conversione del Dl Agosto, che proroga fino alla cessazione dello stato d’emergenza la scadenza per la convocazione della relativa assemblea.Quanto, invece, alla questione superbonus – e cioè quella che sta forse destando le maggiori fibrillazioni tra i condòmini – è ampiamente probabile che il termine per fruire dell’agevolazione venga dilatato di uno, o più presumibilmente 2 anni; senza contare che di qui ai prossimi mesi saranno con tutta probabilità varati – perlomeno a livello locale – provvedimenti più restrittivi, che renderanno, comunque, ulteriormente complesso l’avvio di lavori giù di per sé, peraltro, quasi sempre rimandati a primavera.
L’assemblea telematica

Posto che un momento di confronto sui conti condominiali sarebbe in ogni caso auspicabile e in molti casi, anzi, necessario, non ci sono, dunque, ragioni formali, legali o sostanziali per affrettarsi – in questo specifico momento – a convocare un’assemblea in presenza.Però, è anche vero che occorre fare i conti con le – pur legittime – istanze dei condòmini, molti dei quali hanno avuto modo di riunirsi per l’ultima volta in assemblea condominiale ormai più di un anno fa, e rivendicano il diritto a non rimandare oltre.Come uscire da questa impasse? Difficile a dirsi. E quasi impossibile a farsi con il “nuovo strumento” dell’assemblea da remoto; il quale, pur legittimato dalla legge 126/2020, necessita del “previo consenso di tutti i condòmini”, senza contare l’oggettiva complessità di attuazione dal punto di vista tecnologico.