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Italia divisa in tre aree con differenti misure anti-COVID


/ Luisa CORSO
5-7 minuti

L’aumento della capacità di diffusione del virus registrato nelle ultime settimane dall’Istituto superiore di sanità (indice Rt a 1,7) ha indotto il Governo a prendere misure di contrasto alla diffusione del COVID-19 ancora più stringenti. Il DPCM 3 novembre 2020, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e che sarà in vigore da domani, venerdì 6 novembre, fino al 3 dicembre, contiene infatti restrizioni modulate in base ai dati delle singole Regioni: ci sono quelle per le aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto (c.d. area rossa); quelle per le aree caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto (c.d. area arancione); infine, le misure dedicate al resto del territorio nazionale (c.d. area gialla).

“Se introducessimo misure uniche su tutto il territorio nazionale produrremmo un duplice effetto negativo: quello di non adottare misure idealmente adeguate ed efficaci per le Regioni che sono attualmente a maggior rischio e quello di imporre misure irragionevolmente restrittive per quelle aree del Paese dove invece la situazione è meno grave” ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa di ieri.

Il DPCM individua solo le misure per le rispettive aree, ma non quali Regioni ne fanno parte. Il tipo di scenario presente in ciascuna Regione è stato invece definito da un’ordinanza del Ministro della Salute firmata ieri da Speranza, ma non ancora pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La decisione è stata però anticipata da Conte:
- appartengono all’area rossa Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta;
- appartengono all’area arancione Puglia e Sicilia;
- sono dunque in area gialla Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.

La mancata individuazione delle Regioni nello stesso DPCM è dovuta al fatto che verranno forniti aggiornamenti sulla condizione di rischio in cui si trovano le varie Regioni, e se una di esse dovesse trovarsi per circa 14 giorni in una condizione di rischio più bassa potrà essere assoggettata successivamente a un regime di misure meno restrittive.

Senza voler fare un elenco esaustivo delle disposizioni presenti, si sottolineano alcuni aspetti.
Nell’area rossa è vietato ogni spostamento non solo tra Regioni e tra Comuni, ma anche all’interno del proprio Comune, in qualsiasi orario, salvo che per motivi di lavoro, necessità e salute. Sono anche vietati gli spostamenti da una Regione all’altra e da un Comune all’altro. I bar e i ristoranti saranno chiusi 7 giorni su 7 mentre l’asporto sarà consentito fino alle 22, mentre non ci sono restrizioni per le consegne a domicilio. Chiudono i centri estetici ma restano aperte edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Chiudono i negozi fatta eccezione per supermercati, beni alimentari e di necessità indicati in allegato al DPCM.

Gli spostamenti sono vietati da una Regione all’altra e da un Comune all’altro anche nelle Regioni “arancioni”. Nel Comune, invece, è vietato circolare dalle ore 22 alle 5 del mattino, salvo i comprovati motivi di lavoro, necessità e salute, e vige la raccomandazione di evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all’interno del Comune. Per bar e ristoranti vigono le stesse regole che per le Regioni “rosse”. In area arancione saranno chiusi i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti di vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno.

Per quanto riguarda la più vasta “area gialla”, oltre alle restrizioni già in vigore si prevede, tra l’altro, la chiusura di musei e mostre. Vietato, anche in questo caso, circolare dalle 22 alle 5 del mattino salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute e la raccomandazione a non spostarsi se non per i medesimi motivi anche durante il giorno.

In ogni caso, ha spiegato ieri Conte in conferenza stampa, la necessità di spostamento va autocertificata nelle circostanze vietate, non in caso di raccomandazione a rimanere a casa. Un modulo di autocertificazione è già presente sul sito del Viminale.

“Siamo già all’opera per altro per mitigare le ripercussioni negative che queste restrizioni avranno sull’attività economica, sui redditi e sul tessuto produttivo” ha affermato ieri Conte. Il Consiglio dei Ministri dovrebbe esaminare già stasera un nuovo decreto legge che consentirà la pronta erogazione di ulteriori indennizzi. “Lo possiamo chiamare un decreto Ristori-bis. Punteremo a erogare i benefici direttamente sui conti correnti degli operatori economici direttamente colpiti da queste misure tramite l’Agenzia delle Entrate”.
Conte ha parlato di “stanziamenti adeguati”, nell’ordine di 1,5 e 2 miliardi, ma se ci fosse necessità si potrebbe pensare anche di andare in Parlamento per ulteriore scostamento di bilancio. Inoltre, il Presidente del Consiglio ha promesso impegno sui congedi parentali.

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