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Dalla sub-cessione di bonus edilizi il segnale che il Fisco va cambiato


/ Enrico ZANETTI
4-6 minuti

La vicenda relativa all’introduzione del divieto delle cessioni successive alla prima dei crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi, chiusa ieri con l’arrivo del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che ne ufficializza la proroga dell’entrata in vigore al 17 febbraio, è sintomatica di un “rapporto Fisco–contribuente logorato e compromesso da un agire dell’Amministrazione finanziaria che evidentemente è necessario porre al centro di una profonda azione di cambiamento e rinnovamento”.

Lo scrive, in una nota stampa diffusa ieri, l’Associazione nazionale commercialisti, che si sofferma non solo sulla genesi del provvedimento, ma anche sui ritardi tecnici che hanno portato a mettere a disposizione dell’utenza il canale telematico aggiornato solo a partire dalla giornata di ieri. “In virtù della scadenza stabilita dal Legislatore, è legittimo domandarsi – sottolinea Marco Cuchel, Presidente dell’ANC – il motivo per il quale questo adeguamento tecnico, sicuramente opportuno ma, con altrettanta certezza, prevedibile da tempo, non sia stato garantito prima”.

Ma le maggiori perplessità riguardano le modalità con cui è stata disposta la proroga dal 7 al 17 febbraio, prima annunciata dall’Agenzia con un comunicato stampa di due giorni fa e la pubblicazione di una Faq, a cui ha fatto seguito, ieri, il provvedimento firmato dal Direttore Ruffini (si veda “Nel cassetto fiscale due distinte «masse» di crediti di imposta edilizi” di oggi).

“Certo è che apprendere – continua Cuchel – lo spostamento della scadenza per le comunicazioni delle opzioni del periodo transitorio previsto dal Decreto Sostegni ter da un comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate è a dir poco sconcertante”.

Peraltro, l’ANC si chiede anche perché si sia optato per uno slittamento di soli dieci giorni, “quando invece sarebbe stata opportuna una proroga più ampia, anche in ragione del ritardo con il quale è stata resa disponibile la procedura telematica”.

La situazione che si è creata, ribadisce Cuchel, è “l’ennesima prova dell’urgenza di una riforma del Fisco che metta ordine e faccia chiarezza anche sul piano dei ruoli e delle responsabilità, che sia in grado sì di semplificare le procedure ma anche di gettare le basi di un nuovo rapporto tra cittadini e Amministrazione finanziaria, in funzione di un sistema che sia realmente equo ed efficiente”.

Nell’immediato, però, c’è da porre rimedio a una normativa, quella che impone il limite di una sola cessione dei crediti d’imposta, che rischia di “segnare definitivamente la crisi di molte imprese”. Secondo l’ANC, il divieto dovrebbe essere eliminato quantomeno per gli operatori bancari e gli intermediari finanziari dell’elenco ex art. 106 del TUB, in quanto soggetti sottoposti a vigilanza.

Una proposta sostanzialmente condivisa anche dall’ADC, che ha rilanciato l’allarme sull’impatto “fortemente penalizzante” della novità introdotta dall’art. 28 del DL 4/2022. “È notizia di ieri – scrive l’associazione guidata da Maria Pia Nucera in una nota stampa – che Cassa Depositi e Prestiti ha cessato il servizio di cessione dei crediti, oggi seguita da Poste Italiane, mentre gli altri istituti hanno già comunicato ai nostri clienti l’impossibilità di acquisire ulteriori crediti per il raggiungimento del plafond. Tutto questo comporterà una serie di contenziosi infiniti tra le società e i singoli privati per tutti i contratti in essere e per la quale non è stata prevista nessuna moratoria”.

Secondo l’ADC, è paradossale che in un decreto denominato “Sostegni” sia stata inserita una norma che rischia di “deprimere” un settore che ha già sofferto tanto a causa dei fermi imposti dal periodo pandemico e potrebbe avere una “pericolosa” ricaduta sugli investimenti, come evidenziato dal Servizio Bilancio del Senato nel dossier a commento del provvedimento.

Pur comprendendo la necessità di adottare misure a contrasto delle frodi, queste “non possono causare il blocco dello strumento, anche in via retroattiva”. Urge, quindi, una modifica che liberalizzi le cessioni successive alla prima o, in alternativa, preveda “una cessione sempre aperta tra gli intermediari bancari e dagli intermediari a un solo terzo. Siamo certi – conclude l’ADC – che i controlli bancari potranno essere una garanzia aggiuntiva alla certificazione dei tecnici e la trasparenza innescata potrà limitare le frodi”.

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