Con la fatturazione elettronica nel B2B vantaggi gestionali per gli studi
Il DLgs n. 127/2015 ha introdotto la possibilità per i soggetti passivi IVA di emettere, dal 1° gennaio 2017, fatture elettroniche agli altri operatori economici, sfruttando il canale messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (il Sistema di Interscambio), già utilizzato per l’emissione delle fatture nei confronti della P.A.
La trasmissione di tutte le fatture mediante il Sistema di Interscambio, e l’invio dei relativi dati all’Agenzia, consentirà di beneficiare di alcune agevolazioni, riguardanti, principalmente, l’esonero dalla presentazione del c.d. “spesometro”, delle comunicazioni “black list”, degli elenchi Intrastat, nonché il rimborso dell’eventuale credito IVA entro tre mesi dalla presentazione della relativa dichiarazione, anche in assenza dei requisiti di cui all’art. 30 comma 2 del DPR 633/72.
La sofferta richiesta di proroga della prima scadenza di versamento delle imposte è stata dettata, evidentemente, anche dall’esigenza di ridurre le incombenze quotidiane a carico dei commercialisti. Preso atto, quindi, della necessità di snellire gli adempimenti di studio, proporre alla propria clientela l’uso di sistemi di fatturazione elettronica potrebbe portare a un efficientamento dell’operatività, “liberando” tempo prezioso.
Questo non significa togliersi la giacca da commercialista per diventare periti informatici, ma ripensare le modalità operative quotidiane: l’avvio della fatturazione elettronica verso la P.A., ad esempio, ha fatto prendere coscienza che non serviva più stampare su carta quelle informazioni (i dati contenuti nelle fatture) già create con un computer. E noi, come ci siamo comportati in studio? Abituati a verificare la correttezza delle operazioni contabili con il riscontro documentale (fino a quella data, cartaceo), come abbiamo gestito il filedella fattura in formato “xml”? In molti casi con un approccio “analogico”: stampa cartacea della fattura, scritturazione del protocollo di registrazione, catalogazione e archiviazione in faldone. Tutti adempimenti alquanto inutili, ridondanti e non più richiesti dalla normativa sulla conservazione digitale (DM 17 giugno 2014 e DPCM 3 dicembre 2013).
Nel contesto di crisi attuale, siamo stati chiamati ad approfondire e attuare sistemi di controllo di gestione all’interno degli studi, anche allo scopo di monitorare il tempo impiegato per una determinata operazione.
Organizzare un import massivo della fatturazione attiva della propria clientela significa ridurre praticamente a zero il tempo impiegato per il data entry, passando direttamente alla fase di spunta, che consisterà unicamente nel verificare la correttezza del regime IVA applicabile (data, numerazione, importi e controparte sono già stati verificati dal cliente in fase di emissione fattura).
Tutti i software gestionali, ormai, sono in grado di emettere fatture nel formato “xmlPA” e il 20 giugno scorso l’Agenzia delle Entrate ha avviato il periodo di sperimentazione dell’invio delle fatture elettroniche tramite SdI, fornendo le prime bozze dei documenti tecnici (e ricalcando sostanzialmente la struttura dei file“xml” già in uso).
Non occorre cambiare la nostra attività, ma fare percepire ai nostri clienti che siamo pronti ad affiancarli, in questo difficile momento congiunturale, anche nell’operatività quotidiana.
Per l’impresa cliente, i vantaggi economici derivanti dalla gestione digitale di tutto il ciclo di vita di una commessa, dall’ordine al pagamento, oppure della singola fattura elettronica, sono evidenziati dai lavori dell’Osservatorio Fatturazione elettronica del Politecnico di Milano, mentre per lo studio professionale i vantaggi sono stati analizzati dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione digitale.
Proponendo ai propri clienti l’emissione di fatture solo in formato elettronico strutturato (“xml”), gli studi si troveranno ad importare automaticamente in contabilità anche il ciclo passivo, con un semplice “click”, in quanto le fatture elettroniche attive sono fatture passive per il ricevente.
Come già ribadito in precedenza, annullato l’errore del data entry, ci si concentrerà unicamente sulla registrazione della contropartita passando direttamente alla fase di spunta.
Per evitare, però, che i “filefattura” siano stampati, occorre cercare di assecondare le consuetudini comportamentali attuali. L’installazione del doppio schermo (affiancato a quello già esistente ed in posizione verticale) consente di visualizzare i documenti nella loro completezza, come leggere un normalissimo foglio di carta. Questo concetto è lungamente ripreso anche dalla “Guida alla gestione dei piccoli e medi studi professionali” della Small and Medium Practices Committee dell’International Federation of Accountants, il cui testo è tradotto in lingua italiana dal CNDCEC.
Senza dover attenderne l’obbligo, avviare processi di fatturazione elettronica tra privati comporterà indubbi vantaggi competitivi: tutto dipenderà dalle azioni che si deciderà di attuare nello studio per meglio gestire i dati dei clienti. Un approccio “attento al cambiamento” potrà fornire nuove opportunità di business per gli studi professionali e, quindi, fare da “volano” per lo sviluppo della fatturazione elettronica nel nostro Paese.
Il DLgs n. 127/2015 ha introdotto la possibilità per i soggetti passivi IVA di emettere, dal 1° gennaio 2017, fatture elettroniche agli altri operatori economici, sfruttando il canale messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (il Sistema di Interscambio), già utilizzato per l’emissione delle fatture nei confronti della P.A.
La trasmissione di tutte le fatture mediante il Sistema di Interscambio, e l’invio dei relativi dati all’Agenzia, consentirà di beneficiare di alcune agevolazioni, riguardanti, principalmente, l’esonero dalla presentazione del c.d. “spesometro”, delle comunicazioni “black list”, degli elenchi Intrastat, nonché il rimborso dell’eventuale credito IVA entro tre mesi dalla presentazione della relativa dichiarazione, anche in assenza dei requisiti di cui all’art. 30 comma 2 del DPR 633/72.
La sofferta richiesta di proroga della prima scadenza di versamento delle imposte è stata dettata, evidentemente, anche dall’esigenza di ridurre le incombenze quotidiane a carico dei commercialisti. Preso atto, quindi, della necessità di snellire gli adempimenti di studio, proporre alla propria clientela l’uso di sistemi di fatturazione elettronica potrebbe portare a un efficientamento dell’operatività, “liberando” tempo prezioso.
Questo non significa togliersi la giacca da commercialista per diventare periti informatici, ma ripensare le modalità operative quotidiane: l’avvio della fatturazione elettronica verso la P.A., ad esempio, ha fatto prendere coscienza che non serviva più stampare su carta quelle informazioni (i dati contenuti nelle fatture) già create con un computer. E noi, come ci siamo comportati in studio? Abituati a verificare la correttezza delle operazioni contabili con il riscontro documentale (fino a quella data, cartaceo), come abbiamo gestito il filedella fattura in formato “xml”? In molti casi con un approccio “analogico”: stampa cartacea della fattura, scritturazione del protocollo di registrazione, catalogazione e archiviazione in faldone. Tutti adempimenti alquanto inutili, ridondanti e non più richiesti dalla normativa sulla conservazione digitale (DM 17 giugno 2014 e DPCM 3 dicembre 2013).
Nel contesto di crisi attuale, siamo stati chiamati ad approfondire e attuare sistemi di controllo di gestione all’interno degli studi, anche allo scopo di monitorare il tempo impiegato per una determinata operazione.
Organizzare un import massivo della fatturazione attiva della propria clientela significa ridurre praticamente a zero il tempo impiegato per il data entry, passando direttamente alla fase di spunta, che consisterà unicamente nel verificare la correttezza del regime IVA applicabile (data, numerazione, importi e controparte sono già stati verificati dal cliente in fase di emissione fattura).
Tutti i software gestionali, ormai, sono in grado di emettere fatture nel formato “xmlPA” e il 20 giugno scorso l’Agenzia delle Entrate ha avviato il periodo di sperimentazione dell’invio delle fatture elettroniche tramite SdI, fornendo le prime bozze dei documenti tecnici (e ricalcando sostanzialmente la struttura dei file“xml” già in uso).
Non occorre cambiare la nostra attività, ma fare percepire ai nostri clienti che siamo pronti ad affiancarli, in questo difficile momento congiunturale, anche nell’operatività quotidiana.
Per l’impresa cliente, i vantaggi economici derivanti dalla gestione digitale di tutto il ciclo di vita di una commessa, dall’ordine al pagamento, oppure della singola fattura elettronica, sono evidenziati dai lavori dell’Osservatorio Fatturazione elettronica del Politecnico di Milano, mentre per lo studio professionale i vantaggi sono stati analizzati dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione digitale.
Proponendo ai propri clienti l’emissione di fatture solo in formato elettronico strutturato (“xml”), gli studi si troveranno ad importare automaticamente in contabilità anche il ciclo passivo, con un semplice “click”, in quanto le fatture elettroniche attive sono fatture passive per il ricevente.
Come già ribadito in precedenza, annullato l’errore del data entry, ci si concentrerà unicamente sulla registrazione della contropartita passando direttamente alla fase di spunta.
Per evitare, però, che i “filefattura” siano stampati, occorre cercare di assecondare le consuetudini comportamentali attuali. L’installazione del doppio schermo (affiancato a quello già esistente ed in posizione verticale) consente di visualizzare i documenti nella loro completezza, come leggere un normalissimo foglio di carta. Questo concetto è lungamente ripreso anche dalla “Guida alla gestione dei piccoli e medi studi professionali” della Small and Medium Practices Committee dell’International Federation of Accountants, il cui testo è tradotto in lingua italiana dal CNDCEC.
Senza dover attenderne l’obbligo, avviare processi di fatturazione elettronica tra privati comporterà indubbi vantaggi competitivi: tutto dipenderà dalle azioni che si deciderà di attuare nello studio per meglio gestire i dati dei clienti. Un approccio “attento al cambiamento” potrà fornire nuove opportunità di business per gli studi professionali e, quindi, fare da “volano” per lo sviluppo della fatturazione elettronica nel nostro Paese.