Martedì, 31 ottobre 2017
5-6 minuti
Gentile Direttrice,
dopo i precedenti del Presidente di Assosoftware, non proprio tutti benevoli nei confronti dei commercialisti, leggo l’intervento del Presidente di PROdigitale e non posso non fermarmi nello studio dei mille aggiornamenti quotidiani e chiedermi: quale film sta guardando chi esalta i vantaggi per i commercialisti che derivano dall’adozione della fattura elettronica? Chi esalta, ha mai veramente provato a capire quale sarebbe, per i commercialisti e per il sistema, il vero vantaggio della fattura elettronica nell’elaborazione della contabilità?
Allo stato attuale, quando arriva una fattura elettronica, nessun automatismo di importazione informatica in contabilità può essere adottato, se non ai fini del mero caricamento dei dati IVA (e anche questo a condizione che non si sia in presenza di qualche particolarità, tipo la ventilazione). Per il resto, ossia la sostanza, se si tratta di merce, di servizi, di beni strumentali, di altri costi, ecc., si deve agire manualmente imputando le varie poste non contenendo e non
consentendo il rigido schema della fattura elettronica alcun riepilogo della tipologia dei beni e servizi indicati nella fattura. Né l’automatismo lo si può ottenere legando l’anagrafica dei fornitori alle tipologie di costo perché spesso gli stessi cedono sia beni, sia servizi, sia altre prestazioni.
Quindi, caricando le fatture elettroniche, se va tutto bene, al massimo in contabilità ci si trova i dati utili ai fini IVA, per il resto si stampa la carta per capire cosa e quale conto addebitare!
Nonostante ciò e fermo restando l’indispensabile intervento del cervello umano, da febbraio 2017 ho tentato tutte le strade che permettessero, al ricevimento delle fatture elettroniche richieste ad alcuni fornitori, il loro automatico trasferimento in contabilità non solo ai fini IVA, ma anche con una prima automatica attribuzione alle poste di bilancio, salvo la successiva validazione dell’operatore, e l’ho fatto limitatamente, e in ciò facilitato, al settore omogeneo della
distribuzione dei farmaci.
Valenti (e costosi...) tecnici informatici si sono interfacciati con la software house dello studio, che si è resa disponibile a supportare, aiutare, condividere, le richieste del cliente, arrivando a una sola conclusione: essendo preclusa al fornitore la possibilità di riepilogare il contenuto della fattura in uno schema che indichi merci, servizi, beni e altri tipi di costo (lo schema .xml non lo consente), ossia il minimo degli elementi per permettere alla software house l’importazione in contabilità, nessun automatismo è applicabile! Vale a dire che la fattura elettronica è sostanzialmente inutile al commercialista...
Ma dato che si tratta di costi per chi emette la fattura cartacea, non mi sono arreso, trovando l’appoggio dei fornitori, che si sono resi disponibili a integrare ogni riga delle fatture elettroniche con un numero aggiuntivo corrispondente a quello dello schema del bilancio ex art. 2424 c.c. (fatto consentito dallo schema .xml), così permettendo la decodifica della software house e l’importazione di massa delle fatture elettroniche in contabilità.
E funziona... ma solo grazie alla disponibilità dei fornitori, che risparmiano il cartaceo, e a una decina di migliaia di euro spesi dallo studio!
Allora, se vogliamo che la fatturazione elettronica sia veramente utile, e lo sia per tutti, confrontiamoci con la realtà quotidiana delle migliaia di piccole aziende e dei commercialisti “da trincea”, quelli che il fango sono costretti a spalarlo (e non lo usano per i trattamenti di bellezza) e a trovare soluzioni che rendano utili e concreti i nuovi adempimenti!
Se gli adempimenti possono essere concretamente utili, saranno accettati e diffusi, altrimenti sono solo costi aggiuntivi per aziende e commercialisti.
Sandro Tortarolo
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Alessandria