I commercialisti non devono rincorrere i consulenti del lavoro
Gentile Redazione,
una professione che non riesce a esprimere una propria soggettività è una professione che rischia di non avere avvenire e che si fa rappresentare da dirigenti che hanno una visione del futuro del mondo economico e professionale, né hanno a cuore il destino dei circa 130.000 colleghi che rappresentano.
una professione che non riesce a esprimere una propria soggettività è una professione che rischia di non avere avvenire e che si fa rappresentare da dirigenti che hanno una visione del futuro del mondo economico e professionale, né hanno a cuore il destino dei circa 130.000 colleghi che rappresentano.
Cerco di spiegare queste mie affermazioni.
I professionisti si sono sempre distinti per una visione lungimirante dell’evoluzione socio-economica della società.
In maniera particolare i commercialisti, avendo in mano il polso dell’economia reale, riuscivano a prevedere e consigliare le aziende.
Da un po’ di tempo non è più così. Le battaglie fratricide per l’elezione del Consiglio nazionale, con il relativo commissariamento, hanno fatto perdere alla categoria la visione della professione e di conseguenza la visione del futuro.
I professionisti si sono sempre distinti per una visione lungimirante dell’evoluzione socio-economica della società.
In maniera particolare i commercialisti, avendo in mano il polso dell’economia reale, riuscivano a prevedere e consigliare le aziende.
Da un po’ di tempo non è più così. Le battaglie fratricide per l’elezione del Consiglio nazionale, con il relativo commissariamento, hanno fatto perdere alla categoria la visione della professione e di conseguenza la visione del futuro.
Ultima, ma non meno importante, dimostrazione di quello che sto dicendo è la rincorsa verso gli obiettivi che altre categorie hanno raggiunto.
Da sempre il commercialista è stato visto, dalle aziende e dai privati, come un punto di riferimento per quanto attiene la gestione della fiscalità, la programmazione e lo sviluppo delle attività produttive.
Su questo la categoria avrebbe dovuto puntare, perché questi erano suoi punti di forza, ad esempio: assistenza nelle gare della comunità europea, assistenza nell’esternalizzazione, assistenza nella ricerca di mercati possibili, certificazione dei finanziamenti europei, specializzazione nella ricerca di finanziamenti a enti pubblici e privati, contrattualistica con Paesi esteri, passaggi generazionali delle imprese familiari e, ancora, aiuto alle imprese allo sviluppo e alla crescita, creazioni di per la vendita all’estero, creazione di marchi e tutela dei prodotti, sviluppo di aree con gli stessi prodotti, ecc.
Su questo la categoria avrebbe dovuto puntare, perché questi erano suoi punti di forza, ad esempio: assistenza nelle gare della comunità europea, assistenza nell’esternalizzazione, assistenza nella ricerca di mercati possibili, certificazione dei finanziamenti europei, specializzazione nella ricerca di finanziamenti a enti pubblici e privati, contrattualistica con Paesi esteri, passaggi generazionali delle imprese familiari e, ancora, aiuto alle imprese allo sviluppo e alla crescita, creazioni di per la vendita all’estero, creazione di marchi e tutela dei prodotti, sviluppo di aree con gli stessi prodotti, ecc.
Invece, i nostri nuovi dirigenti cosa riescono a fare? Andare a rivendicare una funzione che da sempre è stata considerata quasi residuale: “la centralità nelle politiche attive del lavoro”.
Poca lungimiranza, incapacità di vedere oltre il proprio naso, invidia, chiamatela come volete, per me si tratta di incapacità di riuscire a progettare il futuro di una grande categoria cercando di scopiazzare quello che altre categorie hanno immaginato per il proprio futuro.
Poca lungimiranza, incapacità di vedere oltre il proprio naso, invidia, chiamatela come volete, per me si tratta di incapacità di riuscire a progettare il futuro di una grande categoria cercando di scopiazzare quello che altre categorie hanno immaginato per il proprio futuro.
Per i consulenti del lavoro è normale occuparsi di problematiche di lavoro anche perché nel proprio hanno il proprio destino, come nel nome “dottori commercialisti ed esperti contabili” si dovrebbe intravedere la propria strada maestra.
Io chiedo ai nostri dirigenti di cercare la nostra strada maestra, una nostra caratterizzazione e non di copiare ciò che gli altri hanno ottenuto.
Io chiedo ai nostri dirigenti di cercare la nostra strada maestra, una nostra caratterizzazione e non di copiare ciò che gli altri hanno ottenuto.
Guardiamo oltre il nostro naso, guardate lontano e tutta la categoria ve ne sarà grata.
Antonio Coluccia
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Lecce
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Lecce