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In arrivo dalle Entrate oltre 500 mila preavvisi di irregolarita'

In arrivo dalle Entrate oltre 500 mila preavvisi di irregolarita'

Su tutti, quello che impone di modificare il rapporto tra Fisco e contribuenti, in modo da improntarlo al dialogo e allacollaborazione reciproca in fase preventiva rispetto all’accertamento. La riforma, ha spiegato Bandettini, chiede all’Amministrazione finanziaria di “mettere a disposizione dei contribuenti tutti gli elementi in proprio possesso. Un passaggio importante per permettere a questi ultimi di correggere il tiro, intervenendo in sede di ravvedimento”.
Ecco perché, se nel 2015 i preavvisi di irregolarità erano stati 270 mila, “quest’anno ci sarà uno sforzo maggiore”, in modo da poter “arrivare al raddoppio delle comunicazioni” recapitate ai contribuenti. Un impegno che dovrà consentire anche di accorciare la distanza tra l’irregolarità riscontrata e l’annualità a cui fa riferimento. “Le comunicazioni dello scorso anno – ha aggiunto Bandettini – facevano riferimento ad annualità passate, ma noi vogliamo divenire accertatori dell’attuale, intervenendo sull’annualità oggetto di dichiarazione”.
Per far sì che ciò avvenga, ovviamente, c’è bisogno di lavorare anche sul versante della digitalizzazione, in modo tale da poter avere “banche dati aggiornate in tempo reale” e incrociare le diverse informazioni a disposizione. Non a caso l’Agenzia ha deciso di costituire una nuova Direzione tecnologia e innovazione, perché “curare la qualità del dato è interesse di tutti”.
Così come rimane interesse generale assicurare il rispetto delcontraddittorio preventivo. Di conseguenza, nonostante la recente sentenza della Cassazione, secondo cui il mancato contraddittorio è causa di nullità dell’accertamento solo con riferimento ai tributi armonizzati, “l’Agenzia non si sottrarrà al proprio compito” e al dialogo con il contribuente.
Certo è, ha sottolineato Gerardo Longobardi, Presidente del CNDCEC, che quella pronuncia pone “una questione che deve essere risolta”, magari con un “intervento normativo che vada a definire in modo più razionale la fattispecie”. Allo stesso tempo, il numero uno dei commercialisti ha chiesto di fare chiarezza anche sull’applicazione pratica della nuova disciplina riguardante l’abuso del diritto, con particolare riferimento alle “imposte d’atto (registro e ipocatastali)”. Un problema sentito anche dall’Agenzia che, non a caso, sta preparando una circolarein materia da emanare, stando alle parole di Bandettini, in “tempi relativamente brevi”.
Quanto, invece, alla linea di comportamento che il Fisco sta cercando di portare avanti, l’auspicio di Longobardi è che i principi declinati dai vertici si traducano in “azioni concreteanche a livello periferico”, con “reciproca assunzione di responsabilità” da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Molto passa, in questo senso, anche dalla possibilità di rendere gli adempimenti fiscali più semplici e diretti. “Noi ci proviamo”, ha sottolineato la Direttrice delle Entrate, Rossella Orlandi, ma per farlo “serve mettere mano alle norme”, molte delle quali sono “retaggio del passato e devono essere profondamente trasformate per semplificare anche l’attività dell’Agenzia”.
Più in generale, ha ricordato Orlandi, perché il cambiamento dei rapporti sia effettivo serve “buon senso e ragionevolezza non solo da parte del Fisco, ma anche da parte di chi assiste i contribuenti”. E, da questo punto di vista, come sottolineato da Luigi Mandolesi, “i commercialisti sono pronti a raccogliere la sfida: d’altra parte, se il tasso di adempimento spontaneo dei contribuenti è cresciuto negli ultimi anni, lo si deve anche alla nostra professione”.
Il Consigliere del CNDCEC con delega alla fiscalità ha parlato anche del nuovo pacchetto di semplificazioni che il Governo presenterà entro la fine di maggio (si veda “Casero: Non ci sarà nessuna proroga per UNICO” di ieri), tema affrontato anche da Luigi Casero, nel suo breve intervento di saluto: “Il nostro Fiscoè troppo complicato – ha commentato il Viceministro all’Economia – e porta ad avere un’evasione più alta rispetto agli altri Paesi europei”. Di qui, la necessità delle “semplificazioni-bis” che, assieme al completamento del processo di digitalizzazione, permetteranno al Fisco di effettuare “controlli più efficaci” e, allo stesso tempo, “ridurre gli adempimenti” a carico dei contribuenti.

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