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Con la fatturazione elettronica perderemo il nostro indotto


Giovedì, 9 novembre 2017
3-4 minuti

Gentile Direttore,
da tempo leggo lettere di colleghi in difesa delle opportunità che la fatturazione elettronica ci riserverà. Anche il progetto che prevede il nostro destino, quello di certificatori di processi, viene difeso. Personalmente non sono “contro” l’evoluzione tecnologica. Ma noi commercialisti – anche se ci costituissimo sotto forma di cooperativa, come velatamente suggerisce qualcuno – non riusciremmo mai a essere competitivi con i CAF e le associazioni di categoria (ASCOM, Confartigianato ecc).

Cosa ci accadrà in un futuro vicino? Semplice. Perderemo tutti i nostri piccoli clienti a favore di CAF e organismi vari. Voi mi direte: questo è quanto. Ma io vi chiedo: e il nostro indotto? L’indotto che ci è garantito dagli artigiani, dai commercianti e, perché no, anche dai privati, che fine farà? Semplice, verrà intercettato dai sopracitati organismi.
E noi, che fine faremo? Ci ridurremo a fare i “certificatori di processi”... stipendiati da qualche CAF o da qualche banca, gettando così al vento anni di sacrifici, anni di studio e anni di professionalità.

È un destino segnato o voluto? Certamente voluto da chi ci rappresenta, perché prima di avallare una simile riforma doveva essere contrattata la giusta contropartita.
Perdere le contabilità semplificate, i modelli REDDITI, i 730, insomma tutte quelle pratiche che molti ipocriti guardano dall’alto in basso, salvo poi incassare per pagare le impiegate, non è di per sé un grave danno se manteniamo l’indotto, cioè se continuiamo ad avere i clienti.
Ma insisto: consegnare i nostri clienti ai CAF (perché è quello che accadrà, se non lo avete capito) significa perdere completamente l’indotto che è quello che ci fa vivere.

Vi chiedo di riflettere sulla composizione dei vostri guadagni (non incassi). Scoprirete che sono le pratiche “extra” a pagarvi il posto barca! Ma se i vostri clienti finiranno nelle mani dei CAF, mi sa che la barca la dovrete vendere. Mortificare la professione riducendola a una mera attività di “certificazione” lo trovo indegno, ma sarei disposto ad accettarlo se in cambio mi venisse garantito qualcosa. Invece quel qualcosa è garantito ai CAF & c.

Sarebbe il caso di chiedersi come mai la nostra categoria non conta nulla. Non riesce a impedire le angherie dell’antiriciclaggio, delle norme sulla privacy, dell’ipocrisia della formazione così com’è strutturata. Per non parlare dei rapporti con il Fisco.

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