Dallo spesometro costi per circa un miliardo
/ Savino GALLO Sabato, 2 dicembre 2017
6-8 minuti
Le criticità riscontrate fanno aumentare i dubbi sulla fatturazione elettronica obbligatoria. Ma Casero chiude all’applicazione facoltativa
L’invio dei dati delle fatture relative al primo semestre 2017, conclusosi, dopo tre rinvii, al 16 ottobre, è costato agli operatori tra gli 800 milioni e 1,2 miliardi di euro, ovvero più o meno la cifra che il Governo aveva previsto di incassare nel 2017 con l’introduzione di questo nuovo adempimento. Il dato emerge da uno studio realizzato dall’Associazione nazionale commercialisti e Confimi Industria e presentato ieri a Pisa, nel corso del convegno nazionale “Obiettivo futuro”.
Lo studio (che anticipa un altro report sullo stesso tema promosso dalla FNC), analizzando le risposte di circa 1300 operatori ad un apposito sondaggio, quantifica in 42 ore (circa cinque giornate di lavoro) il tempo riservato dalle imprese allo spesometro e in 178 ore (circa 22 giornate) quello dedicato dai professionisti. Considerando un costo orario di circa 25 euro e aggiungendo i costi sostenuti per il necessario aggiornamento dei software, si è stimato un costo complessivo per le imprese di 2.100 euro e per i professionisti di non meno di 5.300 euro. Totale tra gli 800 milioni e 1,2 miliardi.
Anche per questo, tra gli intervistati, il giudizio sulla prima applicazione pratica di questo nuovo strumento è unanimemente negativo. Non solo, però, per una questione di costi. Hanno pesato, infatti, anche la cadenza ridotta, le scarse indicazioni di prassi e i tanti problemi tecnici riscontrati (blocchi del sistema, file scartati senza motivo, tempi di attesa troppo lunghi, mancato rispetto della privacy).
Criticità che i professionisti chiamati a rispondere al sondaggio temono possano riproporsi anche fra un anno, quando partirà la fatturazione elettronica obbligatoria tra privati (il 76% degli intervistati ritiene che porterà nuove complicazioni). Ecco perché, da tempo ormai, i commercialisti spingono perché non si proceda subito con l’obbligatorietà, ma che ci si arrivi in modo graduale, con una prima fase di applicazione facoltativa accompagnata da una serie di premialità che possano incentivarne l’utilizzo.
Proprio quello che, anche ieri, ha ripetuto Marco Cuchel, Presidente dell’ANC, nel suo confronto con il Viceministro all’Economia, Luigi Casero, che però, su questo punto, sembra avere idee diverse. “Se deve partire – ha spiegato –, deve partire per tutti, altrimenti non avrebbe senso. La fatturazione elettronica tra privati serve per combattere l’evasione IVA, su cui siamo ancora indietro in Europa, incrociando i dati. Ma se non passano tutti a questo sistema, l’incrocio non si può fare”.
Il problema, piuttosto, “non è tanto l’obbligatorietà della fatturazione elettronica, ma come verrà fatta. Bisogna – ha aggiunto Casero – che sia semplice e che il sistema funzioni per il meglio. Abbiamo un anno di tempo per capire come fare. Se in questo periodo ci renderemo conto che non è tutto a posto allora ci prenderemo più tempo”.
Nei prossimi dodici mesi sarà importante anche “l’interlocuzione con i commercialisti”, ai quali Casero chiede di “fare di più” in termini di proposte, non solo sulla fatturazione elettronica ma, in generale, sulla semplificazione del sistema fiscale. La categoria, ha ribadito Cuchel, è “pronta a collaborare come ha sempre fatto in passato”, ma “c’è bisogno che ottenga qualcosa in cambio”, considerato che un fisco sempre più diretto e digitalizzato potrebbe incidere direttamente sull’attività degli intermediari.
In questo senso, ha spiegato Casero, l’introduzione dell’equo compenso è comunque un “segnale di attenzione” nei confronti dei professionisti, ai quali però toccherà anche il compito di adattare la propria attività ai cambiamenti imposti dalla tecnologia.
Un tema che abbraccia, nel caso dei commercialisti, la questione specializzazioni, che sembrava potessero vedere un riconoscimento ufficiale con l’approvazione del decreto fiscale. L’emendamento che le prevedeva è stato poi bocciato dalla Commissione Bilancio del Senato e, forse, anche dai sindacati di categoria, che hanno espresso più di una perplessità sul provvedimento.
“Nessuno nega – ha sottolineato Cuchel in proposito – la necessità di specializzarsi. Ma va fatto attraverso un percorso condiviso. Per conoscere il contenuto del provvedimento abbiamo dovuto leggere l’emendamento. Diversi punti non ci trovano d’accordo: perché, ad esempio, bisogna aspettare cinque anni prima di potersi specializzare? E perché sono previste solo per gli iscritti alla sezione A dell’albo? Anche le ore di formazione (200, ndr), sommate a quelle necessarie per la revisione, la mediazione e le altre attività, sembrano francamente incompatibili con la necessità di portare avanti uno studio”.
Alla prossima assemblea dei Presidenti invitati anche i sindacati
Aspetti di cui i sindacati vogliono discutere con il Consiglio nazionale, con cui, negli ultimi mesi, l’interlocuzione sembra essersi un po’ interrotta. Da questo punto di vista, però, “c’è uno spiraglio”. Alla prossima assemblea dei Presidenti, in programma il 6 dicembre a Roma, ci saranno, infatti, anche i sindacati, che nell’ultima occasione non erano stati invitati: “Un’opportunità – ha concluso Cuchel – per ricominciare un percorso comune”.
/ Savino GALLO Sabato, 2 dicembre 2017
6-8 minuti
Le criticità riscontrate fanno aumentare i dubbi sulla fatturazione elettronica obbligatoria. Ma Casero chiude all’applicazione facoltativa
L’invio dei dati delle fatture relative al primo semestre 2017, conclusosi, dopo tre rinvii, al 16 ottobre, è costato agli operatori tra gli 800 milioni e 1,2 miliardi di euro, ovvero più o meno la cifra che il Governo aveva previsto di incassare nel 2017 con l’introduzione di questo nuovo adempimento. Il dato emerge da uno studio realizzato dall’Associazione nazionale commercialisti e Confimi Industria e presentato ieri a Pisa, nel corso del convegno nazionale “Obiettivo futuro”.
Lo studio (che anticipa un altro report sullo stesso tema promosso dalla FNC), analizzando le risposte di circa 1300 operatori ad un apposito sondaggio, quantifica in 42 ore (circa cinque giornate di lavoro) il tempo riservato dalle imprese allo spesometro e in 178 ore (circa 22 giornate) quello dedicato dai professionisti. Considerando un costo orario di circa 25 euro e aggiungendo i costi sostenuti per il necessario aggiornamento dei software, si è stimato un costo complessivo per le imprese di 2.100 euro e per i professionisti di non meno di 5.300 euro. Totale tra gli 800 milioni e 1,2 miliardi.
Anche per questo, tra gli intervistati, il giudizio sulla prima applicazione pratica di questo nuovo strumento è unanimemente negativo. Non solo, però, per una questione di costi. Hanno pesato, infatti, anche la cadenza ridotta, le scarse indicazioni di prassi e i tanti problemi tecnici riscontrati (blocchi del sistema, file scartati senza motivo, tempi di attesa troppo lunghi, mancato rispetto della privacy).
Criticità che i professionisti chiamati a rispondere al sondaggio temono possano riproporsi anche fra un anno, quando partirà la fatturazione elettronica obbligatoria tra privati (il 76% degli intervistati ritiene che porterà nuove complicazioni). Ecco perché, da tempo ormai, i commercialisti spingono perché non si proceda subito con l’obbligatorietà, ma che ci si arrivi in modo graduale, con una prima fase di applicazione facoltativa accompagnata da una serie di premialità che possano incentivarne l’utilizzo.
Proprio quello che, anche ieri, ha ripetuto Marco Cuchel, Presidente dell’ANC, nel suo confronto con il Viceministro all’Economia, Luigi Casero, che però, su questo punto, sembra avere idee diverse. “Se deve partire – ha spiegato –, deve partire per tutti, altrimenti non avrebbe senso. La fatturazione elettronica tra privati serve per combattere l’evasione IVA, su cui siamo ancora indietro in Europa, incrociando i dati. Ma se non passano tutti a questo sistema, l’incrocio non si può fare”.
Il problema, piuttosto, “non è tanto l’obbligatorietà della fatturazione elettronica, ma come verrà fatta. Bisogna – ha aggiunto Casero – che sia semplice e che il sistema funzioni per il meglio. Abbiamo un anno di tempo per capire come fare. Se in questo periodo ci renderemo conto che non è tutto a posto allora ci prenderemo più tempo”.
Nei prossimi dodici mesi sarà importante anche “l’interlocuzione con i commercialisti”, ai quali Casero chiede di “fare di più” in termini di proposte, non solo sulla fatturazione elettronica ma, in generale, sulla semplificazione del sistema fiscale. La categoria, ha ribadito Cuchel, è “pronta a collaborare come ha sempre fatto in passato”, ma “c’è bisogno che ottenga qualcosa in cambio”, considerato che un fisco sempre più diretto e digitalizzato potrebbe incidere direttamente sull’attività degli intermediari.
In questo senso, ha spiegato Casero, l’introduzione dell’equo compenso è comunque un “segnale di attenzione” nei confronti dei professionisti, ai quali però toccherà anche il compito di adattare la propria attività ai cambiamenti imposti dalla tecnologia.
Un tema che abbraccia, nel caso dei commercialisti, la questione specializzazioni, che sembrava potessero vedere un riconoscimento ufficiale con l’approvazione del decreto fiscale. L’emendamento che le prevedeva è stato poi bocciato dalla Commissione Bilancio del Senato e, forse, anche dai sindacati di categoria, che hanno espresso più di una perplessità sul provvedimento.
“Nessuno nega – ha sottolineato Cuchel in proposito – la necessità di specializzarsi. Ma va fatto attraverso un percorso condiviso. Per conoscere il contenuto del provvedimento abbiamo dovuto leggere l’emendamento. Diversi punti non ci trovano d’accordo: perché, ad esempio, bisogna aspettare cinque anni prima di potersi specializzare? E perché sono previste solo per gli iscritti alla sezione A dell’albo? Anche le ore di formazione (200, ndr), sommate a quelle necessarie per la revisione, la mediazione e le altre attività, sembrano francamente incompatibili con la necessità di portare avanti uno studio”.
Alla prossima assemblea dei Presidenti invitati anche i sindacati
Aspetti di cui i sindacati vogliono discutere con il Consiglio nazionale, con cui, negli ultimi mesi, l’interlocuzione sembra essersi un po’ interrotta. Da questo punto di vista, però, “c’è uno spiraglio”. Alla prossima assemblea dei Presidenti, in programma il 6 dicembre a Roma, ci saranno, infatti, anche i sindacati, che nell’ultima occasione non erano stati invitati: “Un’opportunità – ha concluso Cuchel – per ricominciare un percorso comune”.