Agenzia delle Entrate contraria alla proroga per l’invio dei dati sanitari
Secondo la Direttrice Orlandi, lo spostamento della scadenza comporterebbe dei ritardi nell’erogazione dei rimborsi
La proroga del termine per l’invio dei dati sanitari, attualmente fissato al 31 gennaio, potrebbe produrre dei “ritardi nell’erogazione dei rimborsi”. A chiarirlo è la Direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che ieri, nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, si è soffermata a lungo sul 730 precompilato e sulla richiesta di proroga per l’invio dei dati sanitari, invocata da più parti in questi giorni (si veda “Da medici e odontoiatri la richiesta di proroga per la trasmissione dei dati” del 15 gennaio e “Anche i commercialisti chiedono la proroga per l’invio dei dati sanitari” del 16 gennaio).
“Il problema – ha spiegato Orlandi in proposito – è che si tratta di dati sensibili. Il Garante della privacy ha concesso un mese di tempo ad ogni singolo contribuente per decidere se inibire il trattamento di un determinato dato. Prima di quel mese non è possibile trattare i dati. Di conseguenza, noi cominceremo a farlo a marzo. Concedere una proroga di 10-15 giorni significa contrarre i tempi a disposizione di Sogei per il trattamento dei dati e rischiare che non siano pronti per il 15 aprile, creando un ritardo nell’erogazione dei rimborsi. Per questo, stiamo facendo tutte le prove tecniche e valutando le possibilità di contrazione dei tempi, per capire se si può trovare una soluzione che non danneggi i contribuenti”.
Dichiarazioni che hanno scatenato la replica, piccata, del Garante, che non ne vuol sapere di sentirsi addossare le colpe di un eventuale ritardo nell’erogazione dei rimborsi e sottolinea che l’attribuzione di responsabilità “è priva di fondamento e ingenerosa”. In realtà, spiegheranno le Entrate con una successiva controreplica, Orlandi “non intendeva attribuire responsabilità al Garante”, ma solo spiegare che l’eventuale proroga comporterebbe delle criticità. Una proroga, ha rimarcato la Direttrice dell’Agenzia in audizione, che rappresenta il “classico sistema italiano”, in cui, “arrivati all’ultimo giorno, tutti iniziano a chiederla, anche se si è partiti con i provvedimenti 9 mesi prima”.
Proprio in considerazione del “sistema italiano”, dalle Entrate non dovrebbe arrivare alcun chiarimento nemmeno sulla corretta interpretazione del “lieve ritardo” nella trasmissione dei dati, che costituirebbe l’esimente per la non applicazione delle sanzioni. “Il lieve ritardo – ha spiegato Orlandi – è usato anche nel decreto sulla riscossione, dove sono fissati dei dati a cui potremmo facilmente agganciarci, perché è lo stesso concetto. Noi possiamo arrivar lì, ma è difficile dare un dato, perché, in questo Paese, se noi diciamo che un adempimento si può assolvere con tre giorni di ritardo, tutti, tranne pochi virtuosi, lo faranno con tre giorni di ritardo”.
Detto ciò, Orlandi ribadisce che “nel primo anno di applicazione della disciplina le sanzioni non devono essere erogate e non lo faremo”, perché “non ha senso farlo in questa fase di collaborazione”. Una collaborazione che “c’è stata” anche con gli Ordini professionali, “solo che loro hanno meno abitudine a governare questo tipo di processi e, evidentemente, oltre un anno di interlocuzione non è stato sufficiente”.
Il riferimento è ai farmacisti e alle criticità legate all’invio delle spese per prodotti farmaceutici, che potrebbero anche non entrare nella dichiarazione precompilata. “Il problema – ha spiegato Orlandi – sono le farmacie e alcune associazioni che, nonostante una legge e i provvedimenti presentati mesi prima, hanno equivocato sul termine e non hanno conservato una parte degli scontrini. È un problema di comprensione di quello che doveva esser fatto che riguarda l’intera categoria, su cui c’è una difficoltà oggettiva almeno per quest’anno, perché pare che queste memorie siano state cancellate e non siano recuperabili”.
Ulteriori complicazioni, però, potrebbero arrivare anche in merito all’invio delle spese universitarie, funebri e per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica che, stando al decreto firmato dal MEF il 13 gennaio, dovrebbero pervenire alle Entrate entro il prossimo 28 febbraio (si veda “730 precompilato, fissate le modalità per le nuove comunicazioni di dati” di ieri). “L’operazione 730 precompilato – ha denunciato Marco Cuchel, Presidente dell’ANC, in una lettera aperta indirizzata al Ministro Padoan – è caratterizzata da gravi criticità, le cui conseguenze si ripercuotono negativamente sui contribuenti e sui professionisti intermediari, e non smette di riservare brutte sorprese”.
L’ANC, infatti, ricorda che le specifiche tecniche per l’invio dei dati relativi a queste tipologie di spese, presenti sul sito dell’Agenzia, sono “esclusivamente delle bozze, ancora in attesa di provvedimenti di approvazione”. Ancora una volta, quindi, “ignorando con disinvoltura lo Statuto del contribuente”, si darà a cittadini e intermediari molto meno di quei 60 giorni di tempo che lo stesso Statuto prevede come tempo minimo per assolvere un adempimento a partire dalla sua entrata in vigore.