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Qualifica di dipendente compatibile con quella di amministratore

Solo nel caso dell’amministratore unico i due ruoli non possono coesistere Con il Documento Note e Studi n. 7/2022, Assonime torna sulla questione della compatibilità tra la carica di amministratore di società di capitali e quella di dipendente della medesima, più volte affrontata dalla giurisprudenza di legittimità. In prima battuta, sotto il profilo civilistico, viene ricordato che vi sono due teorie in merito alla natura giuridica del rapporto che lega l’amministratore alla società: - quella organica, secondo la quale l’amministratore si immedesimerebbe organicamente nella persona giuridica che rappresenta; - quella contrattualistica, secondo la quale amministratore e società sarebbero due soggetti distinti legati da un rapporto contrattuale, con la conseguenza che l’immedesimazione organica tra amministratore e società rileverebbe solo nei rapporti con i terzi e non in quelli interni. Nel corso degli anni, giurisprudenza e dottrina maggioritarie sembrano aver aderito alla seconda t...

Liquidatore responsabile se la società è cancellata prima dell’accertamento

/ Alice BOANO Sabato, 11 agosto 2018 3-4 minuti Affinché il liquidatore sia chiamato a rispondere dei debiti tributari della società ai sensi dell’art. 36 del DPR 602/73, non occorre che gli stessi siano definitivi. Conseguentemente, egli è legittimamente destinatario dell’avviso di accertamento emesso nei confronti di una società che, nel frattempo, si è estinta, con conseguente cancellazione dal Registro delle imprese. Inoltre, la modifica del DLgs. 175/2014, che, innovando l’art. 19 del DLgs. 46/99, ha esteso la responsabilità ex art. 36 a tutte le imposte (non essendo, quindi, più circoscritta alle imposte sui redditi), non è retroattiva. Queste sono le interessanti considerazioni a cui è giunta la Commissione tributaria regionale di Firenze con la sentenza n. 510/1/18 depositata il 13 marzo 2018. I giudici di merito sottolineano come non sia corretto ritenere illegittimo l’accertamento ex art. 36 sulla base della mancanza di debiti tributari certi e definitivi a carico della socie...

Il socio «subisce» l’adesione della società

/ Alfio CISSELLO Mercoledì, 4 aprile 2018 5-7 minuti La giurisprudenza di legittimità è sempre più consolidata nel ritenere che, nonostante, nei tributi imputati per trasparenza, tra la società di persone e i soci sussista un litisconsorzio necessario, la società e i soci possano, in piena autonomia, definire la vertenza o mediante uno degli istituti deflativi del contenzioso presenti nell’ordinamento, oppure aderendo a una definizione della lite pendente introdotta in via eccezionale dal legislatore. Detto in altri termini, il vincolo litisconsortile cede il passo all’autonomia delle posizioni giuridiche soggettive. Tuttavia, la menzionata autonomia viene fortemente compressa dalla stessa Cassazione, in quanto, secondo diverse pronunce, nel momento in cui la società definisce, detta definizione costituisce titolo per l’emissione dell’accertamento parziale al socio, e questi, nel ricorso contro tale atto, non potrà censurare nel merito la pretesa, potendo solo eccepire vizi relativi al...

L’antiriciclaggio entra nelle assemblee societarie

/ Luciano DE ANGELIS Martedì, 20 giugno 2017 6-8 minuti In Gazzetta il DLgs. n. 90/2017, in base al quale la mancata individuazione del titolare effettivo diventa causa di annullabilità dell’assise La mancata individuazione del titolare effettivo rischierà di invalidare le assemblee delle società di capitali e delle associazioni. È quanto deriva dalle espresse previsioni del nuovo art. 22 comma 3 del DLgs. 231/2007, così come modificato dal DLgs. 25 maggio 2017 n. 90 pubblicato ieri sul Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale e in vigore dal prossimo 4 luglio. Ai sensi del nuovo art. 21, le imprese dotate di personalità giuridica, con obbligo di iscrizione al Registro delle imprese ex art. 2188 c.c. (cioè le srl, le spa, le sapa e le cooperative), nonché le persone giuridiche private diverse dalle imprese (tipicamente fondazioni, associazioni e comitati) avranno l’obbligo di comunicare, per via esclusivamente telematica (in esenzione dell’imposta di bollo), le informazioni attin...

Cambiare il quorum non legittima il recesso

/ Maurizio MEOLI Venerdì, 2 giugno 2017 6-7 minuti La delibera che modifica il quorum deliberativo per le assemblee straordinarie, riconducendolo alla previsione legale, non comporta una modificazione concernente i diritti di voto o di partecipazione legittimante il recesso ex art. 2437 comma 1 lett. g) c.c. A precisarlo è la Cassazione, nella sentenza n. 13875, depositata ieri. Ai sensi della ricordata disposizione normativa, hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione. Tale previsione ha dato vita a differenti ricostruzioni, sia per quanto riguardo la nozione di “diritti di voto”, sia per quanto riguarda il rapporto tra essi ed i “diritti di partecipazione”, sia con riguardo all’estensione di questi ultimi (solo diritti economici o anche diritti amministrativi), sia con riguardo alle modificazioni che incidono in via “indire...

Gli amministratori che non sciolgono la società rispondono di tutte le attività successive

Gli amministratori che non sciolgono la società rispondono di tutte le attività successive Addebitati anche i danni prodotti dalla illecita prosecuzione da parte dei successivi gestori Il Tribunale di Roma, nella sentenza n.  18752/2015 , si sofferma sulla determinazione del danno imputabile ad amministratori e sindaci quale conseguenza dell’illecita prosecuzione dell’attività sociale, fornendo precisazioni, per alcuni tratti, non condivisibili. Si afferma, innanzitutto, che, nelle ipotesi in cui agli amministratori venga addebitata l’illegittima prosecuzione dell’attività di impresa, nonostante il verificarsi di una causa di scioglimento della società comportante l’obbligo di limitare la gestione alla conservazione e alla liquidazione del patrimonio sociale, il danno causalmente riconducibile al loro comportamento deve essere commisurato all’eventuale decremento del patrimonio netto; decremento calcolato, sulla base dei valori di bilancio rettificati con criteri ris...

Sulla rinuncia dei soci ai crediti novità normative da interpretare

Sulla rinuncia dei soci ai crediti novità normative da interpretare Non è chiaro il coordinamento con la disciplina della deducibilità delle perdite derivanti da atti abdicativi A partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 7 ottobre 2015, l’ art. 88  comma 4- del TUIR, introdotto dall’ art. 13  comma 1 del DLgs. 147/2015 (decreto internazionalizzazione), prevede che la rinuncia del socio a un proprio credito costituisca, per la società partecipata, una sopravvenienza attiva imponibile – ai fini della determinazione del reddito d’impresa – per la sola quota che eccede il valore fiscale del credito, così come desumibile dalla dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dal socio. In mancanza, si presume che il valore fiscale del credito sia pari a zero, con l’effetto che la remissione è interamente tassabile in capo alla società che ne ha beneficiato. Sul punto, la Fondazione nazionale dei commercialisti – con un documento del 15 febbra...

Comunicazione ad hoc per la rinuncia dei soci ai crediti

Comunicazione ad hoc per la rinuncia dei soci ai crediti Dal 2016, i soci dovranno comunicare alla partecipata il valore fiscale del credito Il legislatore, nel corso degli ultimi mesi, ha parzialmente ridimensionato il favor debitoris che ha caratterizzato sinora la disciplina della crisi d’impresa, sotto l’aspetto civilistico e tributario. La motivazione è da ricercare nei casi di “abuso” degli strumenti normativi a disposizione. Fra le imprese che ne hanno usufruito, infatti, sono emersi comportamenti “opportunistici”, finalizzati a ottenere forti riduzioni del debito pregresso sottratte a imposizione fiscale. Il ripensamento del legislatore ha riguardato l’introduzione di limiti per l’accesso al concordato preventivo (si veda, per esempio, la soglia minima di soddisfazione dei creditori chirografari e l’eliminazione del “silenzio-assenso” nel computo della maggioranza concordataria) e la revisione della normativa tributaria connessa alle sopravvenienze attive e alle ...

Se la sas si estingue, l’accomandante risponde nei limiti della quota liquidata

Se la sas si estingue, l’accomandante risponde nei limiti della quota liquidata Il concetto di quota «liquidata» va distinto dalla quota «di partecipazione», che in tal caso non ha rilievo / Sabato 05 settembre 2015 La posizione giuridica del socio accomandante è foriera di problemi interpretativi, specie sul versante tributario. Si ricorda che l’art. 2313 c.c. stabilisce che gli accomandanti rispondono delle obbligazioni sociali (quindi anche per l’IRAP e per l’IVA) limitatamente alla quota conferita e in via solidale, per cui, tra l’altro, non può essere negato il diritto di ricorrere dell’accomandante, nella misura in cui riceva un atto, quand’anche notificato “per conoscenza” (si veda “ Il socio ha sempre legittimazione processuale anche per IVA e IRAP ” del 9 febbraio 2015). Varie volte abbiamo sancito che l’azione esattiva intentata dal Fisco contro l’accomandante deve necessariamente essere parametrata alla quota di partecipazione del medesimo, pena una evid...

La maggioranza esclude il socio di srl

La maggioranza esclude il socio di srl Secondo la prevalente ricostruzione, la clausola statutaria che prevede ipotesi di esclusione dei soci dalla srl può essere introdotta a maggioranza / Giovedì 07 maggio 2015 L’art.  2473-  c.c. disciplina, con poche ed essenziali indicazioni, l’istituto dell’esclusione del socio di. Si stabilisce che l’atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. In tal caso si applicano le disposizioni in materia di recesso, esclusa la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale. Le cause di esclusione del socio, quindi, sono costruite come una categoria “aperta”, i cui confini e il cui contenuto sono rimessi all’autonomia statutaria, la quale, tuttavia, incontra un duplice limite: devono configurarsi cause di esclusione specifiche; l’esclusione deve essere in ogni caso fondata su una giusta causa. Ad oggi l’attenzione della giurisprude...

Con la rinuncia del socio il debito della società si trasforma in patrimonio netto

Con la rinuncia del socio il debito della società si trasforma in patrimonio netto Tale criterio si applica anche alle poste di natura commerciale oltre che finanziarie Tra le novità principali del nuovo OIC  28  vi sono le precisazioni in merito ai “versamenti in conto futuro aumento” di capitale e la rinuncia ad un credito, anche non finanziario, da parte dei soci. Per quanto riguarda la “Riserva per versamenti effettuati dai soci”, che sorge in occasione di apporti dei soci effettuati con una destinazione specifica, l’OIC 28 riporta i seguenti esempi: - i “Versamenti in conto aumento di capitale” che rappresentano una riserva di capitale, con un preciso vincolo di destinazione, la quale accoglie gli importi di capitale sottoscritti dai soci, in ipotesi di aumento di capitale scindibile, quando la procedura di aumento del capitale sia ancora in corso alla data di chiusura del bilancio; - i “Versamenti in conto futuro aumento” di capitale che rappresentano una ri...

Ancora da chiarire le nuove esimenti per le sole società in perdita sistemica Inoltre, nonostante la disciplina sulle società di comodo sia oramai datata, restano alcune incertezze su questioni ormai sedimentate

Ancora da chiarire le nuove esimenti per le sole società in perdita sistemica Inoltre, nonostante la disciplina sulle società di comodo sia oramai datata, restano alcune incertezze su questioni ormai sedimentate Le  società di comodo , come noto, soggiacciono dal 2012 al duplice vaglio della normativa concernente l’insufficienza di ricavi e a quella concernente le perdite sistemiche. Le due fattispecie vanno tenute distinte poiché si applicano regole diverse quanto ad analisi e verifica dei presupposti,  nonché in relazione alle ipotesi di esclusione dalla relativa disciplina. Per entrambe operano le  storiche esclusioni  previste dall’articolo 30 della L. n. 724/94 (più di dieci dipendenti, ricavi maggiori dell’attivo di stato patrimoniale, società partecipate da soggetti pubblici, più di 50 soci e così via), mentre le  esimenti aggiuntive  previste con i provvedimenti dell’Agenzia n. 23681 del 14 febbraio 2008 e n. 87956 dell’11 giugno 2012 ...